Limiti del Tondo Doni

Capolavoro assoluto con sfoggio di alta maestria, l’umanità ringrazia per il dono prezioso d’incomparabile bellezza. Queste note comunque non sono indirizzate all’esaltazione dell’opera, già abbondantemente e sapientemente disquisita, piuttosto al pensiero dell’uomo con le sue riflessioni ed i suoi pentimenti. la vita di un’artista è sovrastata da un’energia propulsiva creatrice che in età giovanile è fortemente frenata dai limiti della conoscenza e dalla continua ricerca della vera identità del proprio essere.

L’artista inizia il percorso creativo esplorando prima di tutto se stesso, per sviluppare un pensiero creativo autonomo e non incoscientemente condizionato. Un lungo percorso che anche Michelangelo ha affrontato, tra plausi e umiliazioni con coraggio e sofferenza, con rabbia e determinazione. Il Tondo Doni pur nell’inconfondibile stile michelangiolesco è il frutto di un rigido contesto condizionato e condizionante, limiti stretti per il pensiero creativo, l’essenza della cultura ingabbiata dal seme del manierismo.

La fisiologica sussistenza del committente legato ad un contesto sociale conformante, si relaziona col pensiero creativo dell’artista compromettendone purezza ed espressione. Doni “l’arricchito” aveva imposto le sue regole delegando all’arte meccanica, così denominata al tempo e subalterna a quella speculativa, i suoi più formali bisogni con vincoli e laccioli. Al Michelangelo soggiogato non rimaneva che soddisfare il committente, concedendosi poche ma evidenti licenze ed impegnato a ricercare quel sublime che in qualche modo potesse alleviare la mortificazione creativa.

Un Michelangelo già provato per le estenuanti umiliazioni economiche giovanili solo apparentemente riscattate materialmente e moralmente col magnifico David. Il Tondo manifesta un enorme potenziale creativo inespresso in una composizione “recintata”, un saggio di sopraffina maestria eseguito con tecnica complessa poiché la tempera per quanto grassa pone limiti fisiologici. Immagino i pensieri del Michelangelo in tarda età, libero e liberato da tutte le influenze, dagli schemi, il Michelangelo della Pietà Rondanini frutto incontaminato della sua libera espressione.

CARLO VIGHI

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